Cosa dire a chi ha subito un lutto

stare vicino lutto

La perdita ci lascia ammutoliti.
Trovare le parole adatte di fronte al lutto che ha colpito un amico o un conoscente è complesso e può essere percepito come un enorme problema. Spesso la paura di sbagliare o l’imbarazzo portano a bloccarsi, rischiando di sembrare freddi – oppure a pronunciare formule preconfezionate che potrebbero sortire l’effetto opposto rispetto a quello desiderato.
Esiste, però, un modo migliore per approcciarsi a chi sta attraversando il dolore del lutto, che deve partire dalla consapevolezza dell’impatto che ogni singola frase può avere.
Le parole sono importanti, e nel caso delle condoglianze lo sono più che mai.

 

Perché fare attenzione quando si parla a chi ha subito un lutto?

 

Il lutto ridefinisce quasi del tutto l’equilibrio emotivo e la quotidianità di una persona.
Si tratta di un momento estremamente delicato, in cui anche la semplice presenza fisica o una telefonata improvvisa possono dare l’impressione di un’invadenza, soprattutto se non esplicitamente richiesta, o se non c’è particolare confidenza tra le parti.
Insomma, il desiderio di manifestare il proprio affetto e stare vicino a qualcuno è legittimo, ma deve sempre sintonizzarsi sui tempi e sulle necessità di chi ha subito la perdita.

Per prima cosa, un distinguo: le condoglianze non sono obbligatorie. Se non conosciamo la persona, un messaggio di circostanza su Whatsapp o – peggio – su una bacheca social non sarà di aiuto né a noi né a lui o lei. Piuttosto, meglio un messaggio in un luogo dedicato, come uno spazio dedicato al cordoglio.

Detto ciò, è possibile dimostrare supporto in molti modi diversi, anche senza affidarsi alle parole. Aiutare concretamente nella gestione delle incombenze quotidiane è spesso più efficace di lunghi discorsi accorati, ma, soprattutto, è importante capire cosa non dire.

 

Frasi da non dire a chi ha subito un lutto

 

Esistono espressioni radicate nell’abitudine che, sebbene pronunciate con intenzioni benevole, risultano inadeguate o persino irritanti per chi si trova in un momento di elaborazione del lutto. Analizzare quali frasi è meglio evitare ci aiuta a capire meglio su cosa orientarci.

 

Frasi di circostanza e formule vuote

 

Le abbiamo dette, o sentite, praticamente tutti – ed è normale, perché quando non si sa cosa dire ci affidiamo alla retorica. Il classico “condoglianze”, magari quando viene inviato in modo sbrigativo tramite un messaggio su WhatsApp, è veloce, ma altrettanto privo di significato.

Si tratta di una formula ormai vetusta, che molto spesso fa sentire meglio soltanto chi la invia: c’è il sollievo di aver fatto la cosa giusta, e diventa una spunta sulla lista delle cose da fare. “Io le condoglianze le ho mandate, va bene così.”
Per l’altra persona, questo tipo di comunicazione non offre alcun conforto né sollievo, anzi, rischia di infastidire per la freddezza – soprattutto se non c’è un rapporto di confidenza.

 

Riferimenti religiosi o frasi sulla fine della sofferenza

 

Affermare che la persona scomparsa “è andata in un posto migliore” o utilizzare altri riferimenti di stampo religioso costituisce un approccio molto rischioso, a meno che non si conosca estremamente bene la persona a cui si parla.

Questo formalismo è da evitare soprattutto se chi abbiamo di fronte non è credente, oppure se non siamo così certi del suo pensiero rispetto alla fede e alla spiritualità. Non possiamo prevedere come l’interlocutore possa accogliere affermazioni legate alla religione; in alcuni casi, queste parole vengono percepite come un’ingerenza non richiesta o come una frase supponente.
È meglio tenere le proprie convinzioni personali per sé, rispettando il silenzio o il credo dell’altro, e optare per qualcosa di più neutro.

 

Presumere di conoscere il dolore altrui

 

La frase “So come ti senti” è molto comune, ma rientra tra gli errori più comuni quando si parla di cordoglio.

Anche se pronunciata con le migliori intenzioni e basandosi magari su una propria esperienza passata, il punto è che no, noi non possiamo sapere esattamente come una persona si sente in quel momento specifico. È impossibile conoscere a fondo il vissuto dell’altro, la natura del rapporto che lo legava alla persona scomparsa o il suo modo di vivere il lutto.
Senza contare che sposta il focus da chi ha subito la perdita a noi, alla nostra esperienza.
In generale, è sempre meglio non focalizzare l’attenzione su di sé o sul proprio vissuto, lasciando lo spazio a chi sta soffrendo. Piuttosto, meglio ascoltare.

 

Cosa dire invece a chi ha perso qualcuno?

 

Per stare vicino a chi affronta una perdita, la strada più efficace è quella della discrezione, magari accompagnata da alcuni gesti pratici. L’imbarazzo iniziale è una reazione del tutto naturale, ma può essere superato concentrandosi su poche azioni, anche molto semplici da mettere in atto.

Parlare dal cuore, senza frasi retoriche

Spesso, un “Mi dispiace, gli volevo tanto bene” vale più di una frase di rito.
Se la persona non prova fastidio all’idea, si possono ricordare i momenti più piacevoli e divertenti vissuti con chi non c’è più.

 

Sintonizzarsi sullo stato d’animo di chi abbiamo davanti ed esprimere i nostri sentimenti a parole semplici – l’affetto che abbiamo provato, la gratitudine, il dispiacere – spesso è molto più utile e catartico rispetto a un paio di frasi da manuale. Far sentire la vicinanza, anche solo con un abbraccio o una foto ritrovata in cui si era tutti insieme, può far bene all’anima più di mille “Condoglianze, era tanto una brava persona.”

 

Dare una disponibilità pratica alle persone in lutto

 

Al di là delle parole di vicinanza, spesso un supporto – anche piccolo ma tangibile! – può fare tutta la differenza del mondo per chi sta riorganizzando la propria quotidianità dopo un decesso.
Invece di rimanere sul vago con frasi del tipo “se hai bisogno fai un fischio”, è decisamente più utile (se abbiamo la confidenza per farlo) passare all’azione.
Ad esempio, portare del cibo già pronto o congelato, offrirsi di tenere i bambini per qualche ora o aiutare con le faccende di casa e la spesa sono tutti modi concreti per togliere un peso dalle spalle di quella persona, permettendole di concentrarsi su di sé e sulla propria famiglia.

 

Ascoltare senza giudizio e offrire tempo

 

A volte chi vive un lutto non manifesta il bisogno di essere consolato a tutti i costi con risposte o soluzioni logiche, ma desidera solo essere ascoltato.
Dare tempo all’altro, condividere un momento insieme e mettersi a disposizione per raccogliere uno sfogo senza emettere giudizi sono gesti di cura. All’interno di questo spazio di ascolto protetto, se si nota una sofferenza prolungata o una fatica eccessiva, si può valutare la possibilità di consigliare il supporto di uno psicologo specializzato nell’elaborazione del lutto. Ovviamente, senza mai dimenticare di farlo con estremo tatto.

 

La vicinanza nei confronti di chi affronta la perdita di una persona cara non richiede l’uso di frasi di circostanza o di fredde condoglianze inviate tramite una chat.
Per fare avvertire il proprio sostegno basta semplicemente esserci, proponendo – senza mai essere invadenti – una presenza affettuosa e un ascolto attento alle necessità dell’altro.